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Nombre:Bonifacio Castello .
Texto:La pittura come flusso di coscienza La mia pittura come flusso di coscienza,come automatismo psichico puro,rivela una energia che eccita l?immaginazione sino a farla deflagrare,ad accenderla di potenza espressiva. Di fronte alle mie composizioni c?è una passione quasi ossessiva, qualcosa che accende la mia mente sino a trasformarla in un vortice di fuoco. Non si tratta di una pittura che consente di riposare sulla bellezza cromatica del soggetto, ma si celano dei turbamenti,serpeggia un?inquietudine che si interroga sui problemi della condizione umana e sull?oscura vitalità di una natura che ricicla se stessa dall?intimo delle proprie risorse. Il mondo vegetale e animale,diventano una metafora della vicenda di cui siamo protagonisti,ma in ogni caso non è mai simbolo astratto. Al contrario, è sempre una verità palpitante rappresentata nella sua vera sostanza. Sono i tentacoli della psiche che eccitano i fili dell?immaginazione di chi osserva questo groviglio di forze, questo conflitto di corpi pulsanti che si genera nella coscienza di ognuno di noi. Anzi è nelle stratificazioni dell?inconscio che i miei quadri affondano le proprie radici, si disvelano in tutta la loro crudezza, ogni reminiscenza si traduce pittoricamente in una serie di tracce, segni di un percorso memoriale che sfugge a precise limitazioni temporali. Bonifacio Castello
Web:www.bonifaciocastello.com
Estilo:Informalistas

BONIFACIO CASTELLO OVVERO LA DIMENSIONE IMPRESCRUTABILE DELLA MATERIA

di Domenica Di Rocco

Le rappresentazioni mentali trasposte sulla tela dal giovane artista suscitano nell?osservatore fortuito un senso di inquieta curiosità.
Ci si imbatte nell? aspirazione a rappresentare il macro ed il micro con pari impegno. Una superiore volontà d?arte che sfugge all?occhio ed alla sensibilità comuni.
Bonifacio Castello spinge il suo sguardo oltre l?apparire.
La sua pittura è, da un lato, iconografia di un mondo interiore, viscerale, di entità pulviscolari, dall?altro di realtà macroscopiche e cosmiche.
Con l?artista ci avviamo ad un percorso immaginifico e reale al contempo, una sorta di iniziazione alla ricerca ossessiva di ciò che è ed avviene dentro di noi e sopra di noi.
Sublimazione di pulsioni vitali, di cui l?autore, con tecnica quanto mai originale e sperimentale, ci offre una icastica fotografia. Rappresentazione tridimensionale e dinamica di realtà che sfuggono alla sensibilità percettiva comune.
Parafrasando Paul Cezanne, potremmo dire che in Bonifacio Castello ?la natura è all?interno?, cogliendo, così, la peculiare esigenza dell?artista di superare il dato oggettivo ed oggettivante della realtà superficiale.
Lirica interiore, tracce evocative di un?ancestrale memoria limbica che si fissano sulla tela, ad essa donando segni e segnali di un universo minimale, profondamente intimista.
L?artista usa sapientemente il pennello con scopo liberatorio, ricorrendo ora a materiali ?nuovi? come il plexiglass, il forex, il linoleum, coi quali il colore ad olio si sposa con virtuosistica dolcezza, donandoci un?opera tanto profonda alla vista quanto piatta, liscia, uniforme al tatto, grazie alla sua notevole capacità di lavorare su materiali con velocità, di getto, in modo istintuale ed ispirato, direttamente sulla ?tela?, senza necessità di dover prima disegnare, perchè, per sua stessa ammissione, ?il disegno è già nella sua testa?; ora a classiche tele dalle texture che evidenziano la matericità e la corporeità delle rappresentazioni.
Dunque, ingannevole è la prima impressione che le opere suscitano di trovarsi dinanzi ad un astrattismo che rifugge la realtà, deformandola o stravolgendola.
La sua è, altresì, ricerca spasmodica del vero ?reale?, ad un livello generalmente precluso alla capacità ottica umana.
E in una epoca in cui la dittatura mediatica rende la comunicazione affetta da una straniante frenesia che la svuota di significato, offrendoci della quotidianità un?immagine virtuale ineluttabilmente sofisticata, e dove tutto si riduce a cascame neuronale, il mondo iconico di Bonifacio Castello ci offre una rara occasione di investigazione profonda sulla natura delle res, attraverso tracce e segni simbolo di un percorso mnemonico e psicoanalitico, tentativo di entrare in rapporto di simpatia simbolica con l?opera d?arte.
Nelle sue tele vi è reiterazione ossessiva di forme, nella costante ricerca di una personale dimensione artistica. L?artista condensa stratigrafie semantiche, legandole in sequenze concettuali che assumono le forme di libri o di costruzioni, palazzi o futuristiche opere architettoniche.
Attraverso un percorso di crescita pittorica che lo porta gradualmente verso il virtuosismo, matura la capacità di suggerire più piani spaziali mediante velature di colore sovrapposte in strati impalpabili, da cui gli elementi iconico-simbolici (uccelli come bastoni fallici, fiori/semi come pallottole vaganti, spine come germogli, sassi/asteroidi come costellazioni) affiorano con evidenza tridimensionale.
La capacità del giovane artista di spingere ?oltre? lo sguardo, rappresentando mondi nuovi, ci ricorda Morandi : ? Si può dipingere di tutto, basta soltanto saperlo vedere?.
Incontriamo spesso trame e ragnatele, allegoria della condizione di prigionia culturale dell?uomo; infiorescenze germoglianti, i cui semi, imbrigliati nella tela, faticano a dare il loro frutto biologico. Poi ci imbattiamo in movimenti cosmici forieri di energie vitali, in dialettico e costante movimento, dato dalle contrapposizioni cromatiche di azzurri e di rossi, esprimenti un dinamismo delle origini, il Caos primigenio che tutto involge, e che alimenta tensioni. Ancora. Rappresentazioni anatomiche al microscopio :viscere e ventricoli di cui si possono sinesteticamente indovinare sonorità nascoste e palpitanti vitali movimenti.
Ed anche laddove il colore si spegne, lasciando il passo ad opere quasi acrome, dove il segno è dato dalla contrapposizione di smalti bianchi e neri, non muore il dinamismo dell?opera, che con maestria ed efficacia uniche continua a parlarci delle tensioni e delle inquietudini di Bonifacio Castello, della sua ricerca, attraverso lo strumento dell?arte, di un modo per liberarsi dalle stesse. Perchè il movente resta sempre, e comunque, l?inquietudine dell?artista.
Nel suo percorso di crescita artistica si possono leggere riferimenti ad artisti quali Sebastian Matta e Henri Matisse. Ma ancor più significativo è l?ambiente socio-culturale in cui si è formato : Matera, con la sua storia millenaria stratificata nei Sassi, che ritroviamo nelle sovrapposizioni costruttive di talune opere. Si respirano, però, anche culti e saperi atavici che già nelle opere del padre ( scultore di pasta) e suo ? magister optimus?, sono icasticamente consacrate ad arte pura.
La sua è, dunque, una nuova poetica pittorica, che, immune da contaminazioni esplicite e richiami diretti ad altri autori, ci trasmette una lieve e serpeggiante inquietudine, discreta ed appena suggerita. Poetica pittorica che sembra, peraltro, rispettare un tempo metrico, un?armonia musicale, sì da indurci a sospettare che l?altro movente genetico dell?artista possa essere proprio la musica, il cui ritmo il pennello fissa sulla tela, cristallizzandolo, dopo averlo tradotto in paradigmatici segni.

BIOGRAFÍA

Bonifacio Castello nació en Matera en 1973. Después de diplomarse en el bachillerato artístico de Matera en 1992, se matriculó en la Academia de Bellas Artes de Florencia (departamento de pintura), donde se licenció en 1996. En los primeros años de experimentación, el artista se dedica sobre todo a la pintura al óleo sobre madera y sobre lienzo, a través de la cual empieza su búsqueda hacia nuevas formas expresivas de arte. El mismo artista afirma: Mi búsqueda tiene su raíz en el origen, evocando con mucha sensibilidad de ánimo los primeros instantes después de la creación. Seres antropomorfos pululan un espacio que respira el caos de una guerrilla interior... señales convulsos y agitados por energías espasmódicas prorrumpen de la superficie con violencia, convirtiendose en matrices significantes. Toda su obra está permeada por un sentido profundo, por un alma que excava con insistencia y que esculpe bárbaricamente la superficie completamente cubierta por trenzados cromáticos. La señal es la verdadera protagonista de su obra; una señal espontánea, inmediata e irracional que comunica a través de puertas automáticas de la mente. Una señal que al comienzo distruye la uniformidad de la pintura y luego crea una nueva dimensión del individuo en un universo que palpita de nueva vida. Se trata de un viaje introspectivo en la materia, en las esquinas más oscuras de la conciencia; el acción fluye rápidamente, el gesto echa lo superfluo y amplia el interior del microcosmos de la materia, ponendo de relieve inéditos aspectos invisibles al ojo humano. Muchas de sus creaciones están invadidas por esta fuerza enérgica.